

















“Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che serve il mondo!”
John Keats


La parola alchimia deriva dall'arabo al-kīmiyāʾ (الكيمياء), le cui radici sono incerte. Il prefisso arabo al- indica semplicemente "la", mentre kīmiyāʾ è stato interpretato da alcuni studiosi come derivante da un antico nome per l'Egitto (Khemia, letteralmente "terra di terra nera," trovato in Plutarco), o dal greco chēmeía "ciò che viene versato," da chein "versare," dalla radice proto-indoeuropea *gheu-.
Il termine psiche invece ha origini ben più note derivando dal greco psykhē a sua volta probabilmente legato a psykhein, che significa "soffiare, respirare” dalla radice proto-indoeuropea *bhes-.
PsicAl-Kimiya richiama l’immagine di ciò che viene versato nell’atto del respirare, ciò che lasciamo fuoriuscire dal nostro essere perchè ormai impoverito del suo contenuto vitale.
Un dei concetti sviluppato dallo psichiatra, psicoanalista e filosofo svizzero Carl Gustav Jung, nella psicologia analitica, è proprio quello di alchimia psichica. Per Jung, gli antichi alchimisti non erano antesignani dei moderni chimici, ma indagatori delle dinamiche dell'anima. Le dettagliate immagini e gli scritti che ci hanno lasciato, non sono altro che rappresentazioni simboliche di processi psichici profondi, di trasformazioni interiori dell'anima.
PsicAl-Kimiya rimanda quindi ad un processo di trasformazione interiore il cui scopo è quello di agevolare la creazione in noi della pietra filosofale, metafora, nel lunguaggio junghiano, del Sé completo e integrato.
L'individuazione, secondo la psicologia analitica di Jung, rappresenta il percorso psichico naturale attraverso cui un individuo diventa ciò che realmente è, realizzando la propria unicità irripetibile e integrando tutte le dimensioni della propria personalità, spogliandosi così di ciò che non gli appartiene realmente.
"La Pietra Filosofale è il simbolo del centro o totalità della psiche... essa corrisponde allo stato di individuazione."
C.G. Jung
Il viaggio dal frammento all'intero
Jung vedeva la psiche individuale come frammentata: ci sono parti di noi che mostriamo al mondo, parti che nascondiamo, parti che rifiutiamo. L'individuazione è il viaggio che ci porta verso l'Interezza (Totalità), è quel lavoro, spesso doloroso, di recupero di tutti questi frammenti che come tessere di un puzzle una volta incastrati correttamente manifesteranno l’immagine che ognuno è.
Non si tratta di diventare "perfetti" o "buoni", ma di diventare veri. Troppo spesso, viviamo come automi, guidati da schemi inconsci, complessi irrisolti e proiezioni sugli altri. Siamo come pupazzi mossi da fili che non vediamo. L'individuazione trasforma queste forze in energia vitale consapevole e questa trasformazione, come scrisse Freud a Jung, può avvenire solamente "attraverso l'amore".
"Non ho bisogno di essere buono, devo solo essere intero.”
C.G.Jung
Vediamo, nella pratica, con cosa è necessario confrontarsi:
Guardare la Persona
La Persona è la maschera che indossiamo, il personaggio a cui diamo voce per adattarci alla società (il bravo impiegato, il padre premuroso, l'amico simpatico). Adottiamo tutti una maschera, nella vita quotidiana, ma se ci identifichiamo completamente con essa, o se la viviamo inconsapevolmente, perdiamo noi stessi. L'individuazione inizia chiedendosi: "Chi sono al di là dei miei ruoli?".
Incontrare l'Ombra
Sotto la superficie dimora l'Ombra, il contenitore di tutto ciò che, per mille motivi, rifiutiamo di noi stessi: aggressività, desideri inaccettabili, debolezze, ma anche potenzialità creative represse. Integrare l'Ombra è indispensabile, non solo per togliergli il suo potere di sabotarci, ma soprattutto per recuperare quelle preziose energie di cui essa si nutre per sopravvivere.
Incontrare l'Animus/Anima
Completarsi attraverso l’opposto. Se siamo uomini, siamo chiamati a conoscere la nostra parte femminile interiore, intuitiva ed emotiva (Anima); se siamo donne quella maschile interiore, logica e assertiva (l'Animus). Questi archetipi fungono da ponte verso la Totalità.
L'individuazione non è una marcia alla conquista di una meta definitiva. È un movimento continuo di espansione, di scoperta ed integrazione delle parti dimenticate o nascoste della propria natura.
