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Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che serve il mondo!”

John Keats

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Su

 

Gianluca Montagnoni

Le definizioni sono sempre pericolose, perché necessariamente parziali, perché nella loro staticità imprigionano la mutevolezza dell’essere.

 

Ferdinando Pessoa, nella sua opera incompiuta (che bel simbolo) “Il libro dell'inquietudine”, scrive: “la vita è un viaggio sperimentale, fatto involontariamente”.

 

Mi sono laureato in ingegneria meccanica nello stesso anno in cui mi diplomavo al corso triennale dell'Accademia italiana di Shatsu-Do a Firenze. In questi anni di studio, però, germogliava in me un'altra passione: la psicologia. Passione quest'ultima che affondava le sue radici in quell'atavico impulso al “conosci te stesso” e che negli anni dell'università si alimentava grazie alle lunghe chiacchierate  con Paolo, futuro psicologo, ipnoterapista, con cui ho condiviso meravigliosi viaggi nel mondo della Psiche. La brama di sperimentazione, in seguito, mi ha portato  a confrontarmi, in prima battuta, con la Bioenergetica di A. Lowen; è stata questa un'esperienza dettata dalla necessità di prendermi cura del corpo, mentre ero impegnato a misurarmi instancabilmente con la mente (e l'ingegneria).

 

 

Dopo qualche anno ho sentito l'esigenza di  entrare in un nuovo campo di sperimentazione: questa volta è toccata alla Psicosintesi. E' accaduto nel momento in cui qualcosa in me premeva, affinché mi accorgessi di un'altra parte di me, più vera, che fino a quel momento avevo ignorato, probabilmente per mancanza di coraggio, ma di cui in quel momento incominciavo a sentirne distintamente il fremito, ormai non più occultabile; quasi un'ingiunzione perentoria: “lascia tutto e seguimi!”..

Alla fine così è stato, grazie al lavoro che per sei anni ho portato avanti con uno dei maestri che ho avuto la fortuna (involontariamente) di incontrare: il dott. Piero Ferrucci.

Da questo momento la sperimentazione ha assunto connotati prettamente umanistici: mi sono formato nel Coaching Umanistico e nella Comunicazione Non Violenta secondo Marshall Rosemberg; ho sondato la meditazione Vipassana e la Quarta Via di G.I. Gurdjieff, fino a quell'incontro determinante con la Psicologia Analitica.

 

Oggi sono approdato qui. Il mio “viaggio involontario” è giunto, forse, alla sua (temporanea?) meta.

Mi sto formando come Filosofo analista per l'Individuazione, presso la Libera Università Internazionale di Studi sull'Anima,  Scuola, ad orientamento junghiano e hillmaniano, che "attraverso un’intensa attività di ricerca e formazione nasce per promuovere gli “studi sull’Anima”; fondata e diretta dal Professor Daniele Cardelli, mio analista e mentore. 

 

Parallelamente, ho l'onore di partecipare alle iniziative del Circolo Incognita, fondato a Pesaro dal dott. Gianluca Magi e da Franco Battiato, centro transdisciplinare, che “si propone di fondere l'immaginazione in una lega con le nuove e accreditate ricerche scientifiche, in chiave cognitiva per il XXI secolo”. Anche questa una sperimentazione affascinante, sotto la preziosa guida di un maestro di altissimo livello qual'è il dott. Magi.

 

Perché il Filosofo analista e non lo Psicologo? Perché sono interessato ad “accompagnare” piuttosto che “riparare”, soprattutto perché nella visione junghiana il conflitto è un segnale che indica una direzione, è quell'indizio che indica quando “il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere”. Nella sua veste di maieuta (dal greco μαιευτική (τέχνη), ossia "(arte) ostetrica", derivazione di μαῖα ovvero "levatrice") aiuta a far nascere questo nuovo, affinché l'anima possa partorire ed i dolori della gestazione abbandonare l'individuo. Ti aiuta a “scoprire chi sei e non aver paura di esserlo”. Perché come ci ha insegnato Carl Gustav Jung, il fine della vita non è la perfezione, ma l'integrità.

 

“Perchè ti meravigli se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell'individuo dal quale volevi fuggire” (Socrate)

Allo strumento dell'analisi, unisco quello del Focusing, di cui ho fornito una breve presentazione in queste pagine. Sono Facilitator certificato ed in via di accreditamento presso International Focusing Institute di NY dalla dott.ssa Germana Ponte allieva diretta di Ann Cornell Wiser, a sua volta allieva di Eugene Gendlin, che insieme a Barbara McGavin ha diffuso nel mondo la pratica e all'inizio degli anni ‘90 l’ha ulteriormente arricchita con l'Inner Relationship Focusing (IRF): un raffinamento del metodo originale di "Focusing" elaborato da Eugene Gendlin. Il cuore dell'IRF risiede nella pratica della “Presenza”, ovvero la capacità  di stare in calma, con gentile curiosità e in modo non giudicante davanti a ogni manifestazione che emerge all'interno. La filosofia sottostante è che non è necessario correggere o cambiare ciò che emerge (capire, fare, correggere). Al contrario, quando si ascolta e si fa amicizia con queste parti interne senza cercare di aggiustarle immediatamente, esse spesso iniziano a trasformarsi spontaneamente.

Con il Focusing, si attiva un ponte mente-corpo che genera una consapevolezza corporea olistica (per Gendlin il corpo non è solo quello che abbiamo sotto la pelle) che integra simultaneamente pensieri, emozioni, memorie e sensazioni fisiche in un'unica esperienza pre-concettuale.

 

Termino questa mi sintetica presentazione con un ringraziamento: ad Emanuele ed Antonino, esempi di vita dedicata agli altri.

 

 

 

Verifica qui la mia iscrizione alla NOUS - Associazione Filosofi Analisti 

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