frase1frase2frase3frase4frase5frase6frase7frase8frase9frase10frase11frase14frase13frase12frase15frase16frase17
sfondo

Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che serve il mondo!”

John Keats

Note bibliografiche

Sul Focusing


Il Focusing nasce dal lavoro di Eugene Gendlin, negli anni '60, ricercatore all'Università di Chicago e stretto collaboratore di Carl Rogers, padre della terapia centrata sul cliente. Il tema della ricerca in cui Gendlin fu coinvolto era molto semplice: capire perché alcune persone traggono beneficio dalla terapia e altre no.

Gendlin e i suoi colleghi analizzarono migliaia di ore di registrazioni audio di sessioni terapeutiche per identificare quali elementi potevano essere predittivi della riuscita dell'intervento terapeutico.

Inaspettatamente i dati raccolti mostrarono che l'elemento predittivo del successo della terapia non era rintracciabile nell'orientamento teorico del terapeuta né nell'abilità tecnica dell'analista stesso, ma in una specifica capacità del paziente: i pazienti che ottenevano beneficio erano capaci di fermarsi, sentire qualcosa di specifico nel loro corpo riguardo al problema, attendere che questo "qualcosa" si chiarisse e lasciar che ne emergesse una nuova intuizione.
Chi invece  tendeva a parlare dei propri vissuti in modo astratto, intellettualizzato o emotivamente carico senza mai attingere a questa dimensione corporea profonda non migliorava il proprio stato.
Gendlin chiamò questa sensazione corporea vaga, ma ricca di significato "Felt Sense" (Significato Sentito). Non è un'emozione (come "rabbia" o "tristezza"), ma una sensazione fisica complessa, pre-concettuale, che "racchiude" tutto il senso di una questione.
Gendlin si rese conto che questa abilità era innata e che bisognava solo aiutare le persone a riportarla alla luce. Tra il 1964 e il 1978, lavorò per trasformare questa sua scoperta in un metodo strutturato. Pubblicò il suo lavoro fondamentale, Focusing (1978), codificando sei passi precisi per insegnare alle persone ad accedere al proprio "Felt Sense".

L'idea rivoluzionaria di Gendlin fu il concetto di “Experiencing Process”: la conoscenza non risiede solo nella mente cosciente, ma è incarnata nel corpo. Il pensiero logico da solo non può risolvere certi problemi; serve un'interazione tra il corpo (che sa) e le parole/immagini (che esplicitano). Quando il linguaggio incontra correttamente la sensazione corporea, avviene un cambiamento fisico immediato (un respiro più profondo, una distensione muscolare), che segna l'avvenuta integrazione del significato ("Felt Shift").

 

- Bibliografia essenziale


Focusing (Astrolabio Ubaldini, 1978)

Il Focusing in psicoterapia. Introduzione al metodo esperienziale (Astrolabio Ubaldini, 2010)
Il corpo e i sogni. Il focusing e l'interpretazione dei sogni (Astrolabio Ubaldini, 2024)
 

Evoluzione del metodo


Ann Cornell Wiser, allieva e collaboratrice di Gendlin, insieme a Barbara McGavin, ha giocato un ruolo cruciale nel rendere il Focusing accessibile a un pubblico più vasto, non solo ai terapeuti. 
Mentre il lavoro di Gendlin si focalizzava sull'affinare il processo in termini teorico/filosofici, la Cornell Wiser, notando come molti principianti, avendo difficoltà a districarsi nei tecnicismi, creavano resistenza, elaborò, con il benestare del suo maestro, un'approccio meno “strutturato”..

Nella visione della Cornell Wiser, il processo si basa su tre principi chiave:

Amorevolezza e Gentilezza: Enfasi massima sull'atteggiamento benevolo ed accogliente verso se stessi. Se il sentito è doloroso, non lo si forza, ma lo si accoglie con cura. Per Gendlin, la gentilezza è implicita ma non sempre l'elemento centrale del suo approccio teorico; presuppone che se si fa bene il processo, il cambiamento avverrà. Per la  Cornell Wiser, invece, la gentilezza è il prerequisito essenziale: senza un atteggiamento amorevole verso la propria sofferenza o smarrimento, il corpo non si apre e non comunica.
Semplicità: Da metodo strutturato, il processo si trasforma in un'interazione più fluida, meno sequenziale.
Relazione Interna: L'accento è posto sulla qualità della relazione tra la persona e la propria esperienza interna ("Come sto con ciò che sento?"). Mentre Gendlin è molto attento a evitare che il paziente cada nell'intellettualizzazione ("È questo esattamente ciò che senti?"), la Cornell Wiser preferisce usare immagini o metafore che nascono spontaneamente per creare una sensazione di sicurezza, permettendo all'intelletto di collaborare senza dominare.


Sintetizzando: Eugene Gendlin è il filosofo/ricercatore che ha scoperto il meccanismo, lo ha mappato con rigore scientifico e ha fornito la struttura logica per capire come funziona. Ann Cornell Wiser ha compreso il processo e lo ha reso più "digeribile" per chiunque, spostando l'attenzione dalla "tecnica perfetta" alla "relazione amorosa" con il proprio mondo interiore; per chi trova difficoltà ad avvicinare le sensazioni corporee, l'approccio di Ann Cornell Wiser offre una via d'ingresso più naturale e meno direttiva.

Nella pratica, i due approcci possono essere utilizzati in modo complementare a seconda del contesto.
 

Il Contributo di John Welwood: tra psicologia analitica, focusing e Buddhismo

 

John Welwood (1943–2019) è stato uno psicologo clinico, psicoterapeuta e maestro buddhista americano, noto per essere un pioniere nell'integrazione della psicologia occidentale con la pratica buddhista tibetana. Il suo lavoro si è concentrato profondamente sul concetto di "lavoro sull'ombra" e su come questo sia essenziale per una crescita spirituale autentica.

Welwood conobbe Eugene Gendlin all'Università di Chicago durante la fine degli anni '60 e i primi anni '70, dove ottenne il suo Ph.D. in psicologia clinica proprio sotto la guida di Eugene Gendlin.  A quel tempo Gendlin era già una figura di spicco nell'ambito della psicoterapia esperienziale. Negli stessi anni, Welwood incontra il maestro tibetano Chögyam Trungpa, divenendone discepolo fino alla sua morte (Chögyam Trungpa + 1987).  Welwood elaborò gli insegnamenti che ricevette dal maestro, adattandoli alla sua esperienza clinica come psicoterapeuta (quella che considera la componente orientale del suo approccio) e la fuse con l'approccio ricevuto da Gendlin (componente occidentale) creando così un ponte tra la psicologia occidentale (basata sull'esperienza corporea immediata) e la pratica contemplativa orientale. Integrò esplicitamente il Focusing nei suoi interventi terapeutici, considerando l'accesso a questa dimensione corporea pre-cognitiva come essenziale per praticare quella che lui definiva: cura attraverso l'amore”.

 

Integrazione dell'ombra in Welwood

 

Welwood sosteneva che le parti di noi stessi che rifiutiamo (l'Ombra) tendono a essere proiettate sugli altri se non vengono riconosciute e integrate. Pur essendo molto critico verso la visione junghiana, vedeva il lavoro sull'Ombra come fondamentale per lo sviluppo personale e per sviluppare la capacità di amare in modo maturo. Ad un'attenta analisi la critica che viene mossa a Jung sembra paradossale, probabilmente frutto di una conoscenza superficiale da parte dello stesso Welwood del persiero junghiano o forse generata da quella diffidenza che Jung aveva manifestato verso le pratiche orientali.

Caratteristico dell'approccio di Welwood al lavoro sull'Ombra è la sua visione che la vera luce spirituale (siamo nel campo della Psicologia Transpersonale) nasce dall'incontro coraggioso con la propria oscurità, invitando a un percorso che abbracci l'intera gamma dell'esperienza umana, sia essa luminosa o oscura. Strumento di mediazione tra queste due dimensioni è: la Compassione. Welwood non suggerisce un combattimento contro l'ombra, ma un incontro basato sulla compassione, sull'accoglienza di quella parte oscura che, come un bambino ferito, ha bisogno di essere vista ed ascoltato. Solo quando l'ombra viene riconosciuta e accolta, perde il suo potere oscuro e diventa una fonte di saggezza.

Il Focusing diventa così un metodo di "Consapevolezza Focalizzata" (Focused Awareness) che aiuta ad entrare in contatto con quelle parti nascoste nell'ombra, facendole emergere gradualmente, in modo da essere esaminate con compassione. 

Per John Welwood, l'incontro con la parte oscura è il prezzo da pagare per una spiritualità incarnata. È il processo doloroso ma liberatorio di tornare alla terra, di riconoscere la propria umanità completa, trasformando il peso dell'Ombra nella zavorra che ci tiene radicati mentre cresciamo. Accettare la nostra imperfezione ci permette di amare in modo più profondo.

 

- Bibliografia essenziale


Toward a Psychology of Awakening (Reprint, 2002)

L’incontro delle vie. Un’esplorazione della psicologia orientale-occidentale (Astrolabio Ubaldini, 1991)
Come far funzionare un rapporto (Astrolabio Ubaldini, 1994)

Amore perfetto, relazioni imperfette (Feltrinelli, 2007)